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Certezze tecniche e uniformità didattica

Tecnica, tattica, sistemi e materiali di gioco

Certezze tecniche e uniformità didattica

Messaggioda giabog » sabato 28 marzo 2020, 20:29

ciao a tutti,

a causa della noia di questi giorni, ho sviluppato la seguente riflessione. come mai nella nostra specialità, a livello tecnico, vi è un così basso livello di uniformità, con conseguente enorme confusione e approssimazione a livello didattico? mi spiego meglio. se volessi imparare a tirare un rovescio ad una mano, rivolgendomi a Nick Bollettieri o al maestro del circolo di periferia, riceverei gli stessi fondamenti, più o meno approfonditi, ma gli stessi. poi chiaramente dovrei sempre farli miei, personalizzandoli ed adattandoli alle mie caratteristiche, ma essi rimarrebbero tali, una certezza. stessa cosa se decidessi di diventare bravo a calciare la palla di interno destro o fare una conduzione esterno punta. anche relativamente al mondo del biliardo, se volessi imparare a giocare a snooker, all’accademia di Sheffield troverei le risposte, certe e indiscutibili, di come si fa. da noi invece, se chiedessi a 10 giocatori o istruttori come si esegue un determinato tiro avrei almeno 5 risposte differenti. dalla mira, alla distanza del ponte, l’impugnatura e via dicendo. tanti pareri ma nessun protocollo.

perché?
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Re: Certezze tecniche e uniformità didattica

Messaggioda aristeo » sabato 28 marzo 2020, 21:28

Perché su tutto ciò che hai citato eccetto la mira non c'è una codifica univoca ma soltanto delle linee guida (non necessariamente assiomatiche, l'esempio lampante è Fillia per l'impostazione) che ogni giocatore somatizza in accordo alle proprie peculiarità. Per poter parlare di mira senza fraintendimenti è necessario che si conosca almeno il sistema dell'angolo di deviazione e i punti di palla.
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Re: Certezze tecniche e uniformità didattica

Messaggioda VITALOTTI » sabato 28 marzo 2020, 22:31

Lì per lì appena letto "rovescio a una mano" stavo pensando a qualche magia con impugnatura a penna.
Gio, capisco il paradosso ma il biliardo (io parlo soprattutto di italiana) è un rapporto di forze in gioco che vanno (fisicamente parlando) da un braccio ad una stecca a una bilia battente ad una avversa su un rettangolo chiuso da sponde.
Un buon maestro non credo possa darti dei fondamentali tanto differenti da un altrettanto bravo maestro.
Poi è vero che in molti casi vengono fuori le SCUOLE DI PENSIERO e lì il biliardo da ENCICLOPEDIA NORMATIVA pare diventare una VARIETÀ DI SISTEMI E TEORIE PERSONALI per...RAGGIUNGERE UNO STESSO OBIETTIVO.
Come diceva Aris, fisica è fisica una volta che 2 bilie si impattano in determinate quantità cui corrispondono angoli di deviazione matematici e devieranno in base a ciò e in base alle rotazioni impresse .
Poi come una stessa figura delle bilie sul tavolo la ottenga Cavazzana oppure Summa o Auletta qua nascono le divergenze.
Una stessa smorzata a tennis Federer la eseguirà col suo polso, Nadal col suo : il movimento non sarà mai lo stesso. Una stessa punizione sotto al sette di Maradona non sarà mai uguale a quella di Platini.
Anche per  l'impostazione 2 bravi maestri ti istraderanno certo sull'impostazione da libro pressoché allo stesso modo,  ma poi ognuno adotterà la sua. Come dire: tutti i buoni giocatori avranno la loro ADATTATA, ma sicuramente nessuno di loro farà un errore di impostazione che il libro/buon maestro sconsiglia assolutamente.
Ultima modifica di VITALOTTI il sabato 28 marzo 2020, 22:41, modificato 6 volte in totale.
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Re: Certezze tecniche e uniformità didattica

Messaggioda giabog » sabato 28 marzo 2020, 22:33

evidentemente non sono riuscito a spiegarmi come volevo. provo a farlo con un esempio. alla domanda "come si tira una stretta" ovvero: ponte lungo o corto, impugnatura aperta o chiusa, avanzata o arretrata, mirando con effetto o senza, guardando la battente o l'avversa, e via dicendo. quale uniformità di risposte pensate di ottenere? nulla c'entrano con questo la personalizzazione e le caratteristiche del singolo.
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Re: Certezze tecniche e uniformità didattica

Messaggioda VITALOTTI » sabato 28 marzo 2020, 23:02

Eri già chiaro. La risposta è che non c'è una risposta assolutamente univoca. Probabilmente tutti quei validi maestri ti diranno COSA NON fare ASSOLUTAMENTE, ma mai tutti ti diranno allo stesso modo cosa necessariamente fare per ottenere lo scopo al meglio.
Guardare la battente o l'avversa,prima durante o dopo , impugnare con 2 dita o a martello , colpire appena sotto... ma quanto? , con effetto...ma quanto? , effetto preimpostato o pivottando ecc...
Se devo dire ad un novizio come tirare una candela (faccio un esempio di un tiro lineare ma comunque delicato) potrei dirgli di impugnare più stretto (CONSIGLIO) e non colpire sotto pancia(NORMA, PRECETTO) : questo quello che credo insegnerebbe come base ogni buon maestro.
Ma poi dovremmo essere pure certi che abbiamo davvero sentito le voci di tanti buoni maestri. Perché se io non sono stato da Crotti Gomez Cifalà o chi ti pare, non avrò nemmeno la certezza che tale disuniformità sia reale.
Attendiamo pure altri pareri
Ultima modifica di VITALOTTI il sabato 28 marzo 2020, 23:02, modificato 2 volte in totale.
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Re: Certezze tecniche e uniformità didattica

Messaggioda B1 » domenica 29 marzo 2020, 0:49

Ritengo che più semplicemente questo: dove l'interesse economico è significativo ( vuoi per elevato numero di praticanti, buoi per guadagni)  gli sport hanno codificato una scuola. Per dirla meglio , se crescere in quello sport è importante, allora gli insegnanti hanno "mercato" e si sviluppa la scuola e quindi lo studio. Succede col tennis, con gli sport professionistici e succede con pool e snooker. Sono giochi più studiati e offrono quindi una scuola che si è imposta. Pertanto i fondamentali sono insegnati a a tutti gli allievi secondo canoni riconosciuti e condivisi.
A noi mancano le precondizioni, la scuola si sta sviluppando solo da pochi anni e non può esserci spinta allo studio perché manca una massa che renda "interessante" lo sviluppo . Personalmente lo trovo un peccato. Da sempre hanno prevalso gli autodidatti che anno imparato vicino ad un maestro. E ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori. Oggi vediamo qualche passo in avanti,  personalmente ritengo che da pool e snooker avremmo tanto da imparare
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io ti spiego tutta la fisica che ci sta dentro nel biliardo, tra le 4 sponde. io conosco la fisica che ci sta dentro alle bilie.proprio.
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Re: Certezze tecniche e uniformità didattica

Messaggioda VITALOTTI » domenica 29 marzo 2020, 1:25

Anche questo è vero. Ovviamente è un discorso più di fondamenta economico-culturali-didattiche. Qui non sono mai esistiti i college o le Bollettieri's and Piatti's School. Quelle che noi chiamiamo "scuole" sono modi di pensare il biliardo sorti da un "caposcuola" che giocava in una sala e si è fatto una cerchia di colleghi-amici e poi discepoli senza nessuna investitura ufficiale. Ed ecco la scuola fiorentina (Biagini Lotti ecc...) la scuola milanese (Crotti...) la scuola torinese (Coppo Albrito ecc...) e via discorrendo
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Re: Certezze tecniche e uniformità didattica

Messaggioda aristeo » domenica 29 marzo 2020, 10:23

giabog ha scritto:evidentemente non sono riuscito a spiegarmi come volevo. provo a farlo con un esempio. alla domanda "come si tira una stretta" ovvero: ponte lungo o corto, impugnatura aperta o chiusa, avanzata o arretrata, mirando con effetto o senza, guardando la battente o l'avversa, e via dicendo. quale uniformità di risposte pensate di ottenere? nulla c'entrano con questo la personalizzazione e le caratteristiche del singolo.



L'uniformità di cui parli riguarda solo il tragitto che compie la battente; per tirare una stretta la cosa che vale per tutti è intercettare una predeterminata porzione di avversa con un preciso moto della battente. Ci sono molteplici giochi di leve per poter ottenere il medesimo risultato: Quarta ponte lunghissimo e penetrazione 'castrata' rispetto alla lunghezza del medesimo; Carlo Diomajuta tira con un ponticello quasi inesistente; Aniello senza pause nel brandeggio; Summa senza brandeggio; Maggio con un'impugnatura avanzata. Eppure nonostante queste disparità meccaniche tutti giocano e fanno le strette. Poi c'è chi preferisce compensare lo scarto anticipando la porzione, cioè mirandola dal lato dello sfaccio; chi la mira dal lato dell'incrocio e compensa lo scarto mirando a bussola; chi la punta col taglio e nello scarico fa una svirgolata al contrario, verso il centro palla (gestualità che ho visto fare su youtube a Gatta); non ultima, quando la distanza e la velocità necessaria lo consentono, la giocata a inzuccare d'effetto (vedasi maggio nel giro di schiacciata nel video di Billiard School Betitaly). In sostanza: molteplici metodiche una difforme all'altra che portano a uno stesso risultato.
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Re: Certezze tecniche e uniformità didattica

Messaggioda giabog » domenica 29 marzo 2020, 10:49

quindi, a un neofita che vuole imparare cosa gli diciamo?
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Re: Certezze tecniche e uniformità didattica

Messaggioda aristeo » domenica 29 marzo 2020, 10:53

Di tirare lo sfaccio a trasporto  :lol:
Scherzi a parte, non so quale sia la risposta migliore a questa domanda
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Re: Certezze tecniche e uniformità didattica

Messaggioda B1 » domenica 29 marzo 2020, 14:44

aristeo ha scritto:
giabog ha scritto:evidentemente non sono riuscito a spiegarmi come volevo. provo a farlo con un esempio. alla domanda "come si tira una stretta" ovvero: ponte lungo o corto, impugnatura aperta o chiusa, avanzata o arretrata, mirando con effetto o senza, guardando la battente o l'avversa, e via dicendo. quale uniformità di risposte pensate di ottenere? nulla c'entrano con questo la personalizzazione e le caratteristiche del singolo.



L'uniformità di cui parli riguarda solo il tragitto che compie la battente; per tirare una stretta la cosa che vale per tutti è intercettare una predeterminata porzione di avversa con un preciso moto della battente. Ci sono molteplici giochi di leve per poter ottenere il medesimo risultato: Quarta ponte lunghissimo e penetrazione 'castrata' rispetto alla lunghezza del medesimo; Carlo Diomajuta tira con un ponticello quasi inesistente; Aniello senza pause nel brandeggio; Summa senza brandeggio; Maggio con un'impugnatura avanzata. Eppure nonostante queste disparità meccaniche tutti giocano e fanno le strette. Poi c'è chi preferisce compensare lo scarto anticipando la porzione, cioè mirandola dal lato dello sfaccio; chi la mira dal lato dell'incrocio e compensa lo scarto mirando a bussola; chi la punta col taglio e nello scarico fa una svirgolata al contrario, verso il centro palla (gestualità che ho visto fare su youtube a Gatta); non ultima, quando la distanza e la velocità necessaria lo consentono, la giocata a inzuccare d'effetto (vedasi maggio nel giro di schiacciata nel video di Billiard School Betitaly). In sostanza: molteplici metodiche una difforme all'altra che portano a uno stesso risultato.


Credo che questa sia la sintesi perfetta della mancanza di scuola. Ossia ognuno ha imparato a modo suo. E insegna a modo suo.
Nello snooker anni e anni di studio e scuola (resi possobili dal fatto che esisteva un interesse e quindi un "mercato" di allievi) hanno individuato quella che è la metodica e la meccanica migliore. Di conseguenza tutti i segnano quella. I giovani sembrano messi sul biliardo col righello. Insomma si vede lo studio e l'applicazione di un metodo pluriennale.
Ora la domanda è: se fosse esistita una scuola in italia come giocherebbero o campioni che hai citato? Se anziché fare svirgole e spallate, compensare ecc. Sostenuti dal talento e dalle ore di gioco, avessero avuto una scuola,  serie e rigorosa da ragazzi, a che livello sarebbero? Forse uguale o gorse superiore , nessuno può dirlo perché parliamo di campioni di talento. Ma quanti altri eccellenti giocatori (magari senza quel talento) ci sarebbero oltre a loro se avessero avuto una scuola con la S maiuscola? Io credo che in ogni caso il nostro ritardo, la nostra parcellizzazione (con la nostra inventiva ed arte di arrangiarsi a compensare) ci abbia fatto perdere qualcosa
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Re: Certezze tecniche e uniformità didattica

Messaggioda aristeo » domenica 29 marzo 2020, 15:52

Se lo snooker è depositario della migliore impostazione/meccanica, basta importare quella. Io non sono di questo avviso e credo che diverse meccaniche possano portare a medesimi risultati, quindi al giocatore andrebbero spiegate tutte quante e gli si dovrebbe lasciare la facoltà di scegliere quella in cui trova risultati ricorsivi e consistenti.
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Re: Certezze tecniche e uniformità didattica

Messaggioda VITALOTTI » domenica 29 marzo 2020, 21:14

Io credo che scuola (seriamente intesa) atavica o no , certe sfumature e varianti assolutamente soggettive non fanno parte del bagaglio scolastico o da libro che dir si voglia.
Bensì della poliedricità della disciplina. Ma questo vale in ogni campo anche se ogni sport ha le sue peculiarità: un allenatore di calcio o di
basket allenerà sempre diversamente dall'altro;  uno sciatore dove si differenzia dall'altro o un atleta di salto in lungo o in alto o un tennista? Il rovescio di Wawrinka o Dimitrov è meno canonico o di scuola rispetto a quello di Federer?
La scuola serve per le IMPOSTAZIONI, per INCULCARE le DINAMICHE FISICHE tra le bilie e per INDIRIZZARE in primis a COSA ASSOLUTAMENTE EVITARE PER  OTTENERE LO SCOPO.
Così sembra un svilimento o uno sminuire l'insegnamento. Ma non intendo assolutamente ciò.
In questi giorni stavo ascoltando dei video in cui ,tra esperti, si discuteva di certe cose tecniche, dall'effetto su una bricolla o una garuffa a come colpire una stretta  a se giocare sempre di 3 di calcio oppure di 5 ecc ecc... : tante OPINIONI, tanti SECONDO ME. Eppure ho ascoltato e ho sempre cercato di captare i suggerimenti o segreti/sfumature di chi ne sa di più, almeno a livello concettuale. Che significano tutti questi "secondo me" ? Che nulla è  né mai è stato codificato  in maniera puntuale e onnivalente. Sembra sempre che ognuno (e parlo di pro) abbia il PROPRIO BILIARDO.
Perché questa fluttuazione e queste divergenze,  fatta eccezione per quelle cose di base di cui sopra e di cosa evitare?
Ultima modifica di VITALOTTI il giovedì 2 aprile 2020, 12:43, modificato 4 volte in totale.
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Re: Certezze tecniche e uniformità didattica

Messaggioda FedericoStella » domenica 29 marzo 2020, 22:07

Io le sbandate  il pendolo  l ho imparato al pool, pivot
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Re: Certezze tecniche e uniformità didattica

Messaggioda Gianni » giovedì 2 aprile 2020, 10:19

Visto che siamo tutti a casa e ho un pò di tempo libero voglio provare a dare una risposta a questa domanda. :)  Prima cosa, nel gioco dell'italiana non essendoci ancora una scuola ben definita da molti anni, succede che ogni istruttore o maestro o come lo volete chiamare, da quello che sa. Quindi si avranno moltissime forme diverse tra loro per raggiungere lo stesso risultato sul tavolo.  
Perchè nello Snooker e nel Pool ad alto livello usano tutti la stessa tecnica ?
Nel Pool ho iniziato in Italia a tenere dei corsi per istruttori nel 2009,( in Svizzera già nel 1999 fino ad oggi), con la finalità di dare a un neofita di Bolzano e di Reggio Calabria le stesse informazioni e le stesse linee base. Infatti negli ultimi anni ai Corsi per Istruttori di Pool hanno partecipato anche molti giocatori di birilli.  :)    Nel Pool questo ha portato, che se prima tutti i giocatori avevano con il fai da te, delle caratteristiche diverse, con il tempo l'80% dei giocatori usa lo stesso sistema di gioco. Nelle Filippine, patria di molti campioni di Pool con il fai da te, era fino a poco tempo fa difficile trovare due giocatori che giocavano allo stesso modo. Mentre se guardiamo altre nazioni, come per esempio Taiwan giocano quasi tutti allo stesso modo. Forse perchè in Taiwan se vuoi aprire una sala billiardo  devi avere per forza un istruttore. Oggi se si guarda il Pool mondiale, si vede che i giocatori non devono più giocare 30 anni per essere ai livelli più alti, bastano soltando dieci e a volte anche meno. Questo è il risultato di una scuola che elimina anni di ricerca di carpire i segreti, che non sono altro che la tecnica di  base per poter poi costruire su di essa.
Quindi secondo me bisogna studiare la disciplina, le catteristiche necessarie per fare i diversi tiri, studiare i campioni e provare  a fare una linea da seguire chiara di come bisogna fare le cose per avere migliori i risultati.  Magari per l’impostazione e tecnica di appoggiarsi ad altri giochi del biliardo. In poche parole bisogna saper osservare, perchè si impara ogni giorno. Nel mio insegnamento seguo una linea base di un grande allenatore americano, che un 40 anni fa, studiando i giocatori di quell’epoca ha delineato una strada da seguire, chiaramente con il tempo ho portato molti miglioramenti nella maniera di insegnare, di spiegare le cose, ma  la base rimane sempre quella. Buon allenamento  :)  ;)  :ciao:
BiliardoWeb Magazine, la rivista online dedicata al biliardo - http://magazine.biliardoweb.com

"POOL, Il biliardo americano"  1° e  2° Parte, libri in italiano  per apprendere le basi e le tecniche avanzate nel Pool.      
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