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storia e biliardo

Area aperta a discussioni su qualsiasi argomento, anche extra-biliardo

storia e biliardo

Messaggioda amelie » lunedì 6 settembre 2004, 15:24

Tempo fa ho letto un'articolo (non ricordo giornale e periodo, mi dispiace) che diceva che il biliardo è nato, qualche centinaio di anni fa, come gioco da casa FEMMINILE!! Spiegava che il biliardo (che forse non si chiamava nemmeno così)  doveva essere una specie di riproduzione di un gioco su erba (tipo criket forse) che i maschi facevano fuori casa!
Qualcuno mi sa dire se questa cosa è vera o no? Sarei molto curiosa!!!
Chiedo aiuto ai vari studiosi del sito!
Amelie.
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Messaggioda Claus72 » lunedì 6 settembre 2004, 15:30

Veramente stiamo parlando di molto più di un secolo fa, a parte il fatto che non si conoscono con certezza le origini del biliardo, comunque una teoria dice che ai tempi di Luigi XVI e Maria Antonietta si fosse introdotto a corte un gioco simile al cricket, allora molto in voga, da giocare su un tavolo ricoperto di panno verde, e invece delle mazze si usassero bastoni molto simili a quelli usati per l'hockey.
Ci sono anche alcune incisioni e raffigurazioni dell'epoca che mostrano la regina nell'atto di giocare.
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Messaggioda amelie » lunedì 6 settembre 2004, 15:40

Vedi vedi che ho letto giusto?? Qui a Vicenza mi hanno preso per il c..o un mese intero per questa storia!!  Alla fine  ero convinta anch'io di aver letto male!!
Grazie Claus, ora mi stampo il tuo post, faccio un bell'ingrandimento 100x70 e lo metto in bacheca al mio C.S.B.
A presto, e grazie mille!!!



Scritto Da - amelie on 06 Settembre 2004  16:40:46
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Messaggioda Roby » lunedì 6 settembre 2004, 16:19

Sul sito della fibis c'e' qualcosa di interessante circa le originidle biliardo ...

http://www.fibis.it/fibis/apertura.htm

click su IL BILIARDO
click su LA STORIA


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Messaggioda Roby » lunedì 6 settembre 2004, 16:22

In quest'altro articolo pero' viene in parte "girata" la frittata ...

Leggete un po' ....

http://www.iniziopartita.it/articolo.as ... _sezione=2

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Messaggioda luigi » lunedì 6 settembre 2004, 18:09

Credo che la risposta più plausibile al quesito di amelie, la si possa trovare nel libro "Il Biliardo e la storia" di Georges Troffaes (che fu per diversi anni Presidente della U.M.B.) di cui esiste una libera versione e riduzione in italiano, a cura di Vincenzo Testa. Purtroppo il libro, edito con il patrocinio della Iwan Simonis, non è didponibile nelle librerie, comunque chi fosse interessato può cercare di reperirlo presso la Zenith di Mariano Comense. Tra l'altro è scritto molto bene ed è una lettura godibilissima, oltre che molto interessante. In gni caso, persoddisfare almeno in parte la curiosità della cara Paola, vi cito alcuni passi del primo capitolo dal titolo "LE ORIGINI" sottotitolo: "In cui le ipotesi sono più numerose delle cavallette in Egitto", dunque, dice Troffaes: "Nessuno può vantarsi d'aver scoperto le origini del biliardo. Tutte le opinioni in proposito sono solo delle fragili supposizioni o deduzioni senza fondamento" "Francia, Inghilterra, Spagna e Italia rivendicano tutte l'onore di aver inventato il biliardo. Alcuni attribuiscono questa invenzione ai Cinesi, e questo potrebbe essere vero visto che proprio loro hanno scoperto quasi tutto, dalla polvere da sparo i fuochi d'artificio e dalla bussola ad na infinità di giochi. Altri sostengono essere stati i Crociati a portare il gioco del biliardo dal vicino Oriente chiamandolo palla-maglio. Infine alcuni testi riportano che l'inventore del biliardo fu Henry de Vigne, vissuto sotto Luigi XI. In realtà de Vigne, ebanista e falegname di corte, costruì un biliardo per il suo Re. Questo biliardo, forse il primo del genere, aveva un piano in pietra con sopra un panno, un archetto al centro ed era completo di sponde. Fu questa veramente una sua invenzione o l'idea gli fu suggerita da Luigi XI o da qualcuno del seguito reale? Nessuna testimonianza del tempo è chiara in roposito. L'essenziale è sapere che questo biliardo, dall'aspetto nuovo, fu l'antenato di innumerevoli altri e che fu costruito nel 1469. Il biliardo, fino ad allora, sia che si chiamasse pallamaglio in Francia, pallacorda in Inghilterra, gugole in Italia o volano in Spagna, era stato un gioco all'aperto, praticato su terra battuta circondata d'erba". Seguono varie pagine nelle quali l'autore cerca di spiegare com'è nata l'etimologia del termine biliardo, per arivare poi alla sua chiusura del capitolo: " Le ricerche bibliografiche che mi hanno permesso di scrivere questo libro sono state effettuate, nel corso di parecchi anni, in numerose biblioteche francesi, inglesi, italiane, spagnole e tedesche. Riassumendo posso dire che il biliardo non è venuto dall'Estremo Oriente e che nacque dopo la prima Crociata, forse su isparazione araba. Non mi sento comunque di escludere che dei Crociati, magari di nazionalità diverse, alla vista di bassorilievi che mostravano un gioco a terra, con una palla che molti giocatori si disputavano aiutandosi con bastoni ricurvi, abbiano potuto immaginare una competizione analoga nella quale un solo concorrente si trovasse sul terreno di gioco e ch un altro attendesse l'errore, o la manovra maldestra, per entrare al suo posto. In questo caso si tratterebbe di una creazione collettiva nata, come spesso accade per ciò che interessa l'uomo, da una collaborazione inconscia di uomini di nazioni diverse. Ritengo sia questa la conclusione da trarre. Conclusione, d'altro canto, pienamente confortata dai numerosi documenti riportati alla luce con grande cura, immenso piacere ed amorevole trasporto". Questo, in estrema sintesi, quanto afferma Troffaes, e, ripeto, al di là che possa risolvere in senso assoluto il quesito sulle origini del biliardo, è un libro molto, ma molto piacevole da leggere. Comunque oltre a Troffaes mi è capitato spesso i leggere ricostruzioni storiche circa le origini del gioco e tutte sono concordi nel dire che è nato come riproduzione "interna" di un gioco che si giocava "all'esterno". Il biliardo costruito nel 1469 per Luigi XI, è "il pimo" di cui si ha notizia certa, dato che ne fu ritrovata, negli archivi reali francesi, la "fattura" originale di pagamento.
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Messaggioda amelie » martedì 7 settembre 2004, 7:32

Grazie Roby, grazie Luigi.
:)
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Messaggioda Claus72 » martedì 7 settembre 2004, 9:33

Mi devo andare a rileggere i libri di storia...ho fatto un po' di casino  ;) , scusa Amelie
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Messaggioda amelie » martedì 7 settembre 2004, 9:39

Bhè, Claus..... una volta sola era sufficente! :D
Ti ringrazio ugualmente x la disponibilità.
Se un giorno avrò voglia e tempo approfondirò questa storia!!
amelie
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Messaggioda Claus72 » martedì 7 settembre 2004, 9:50

[quote]
Bhè, Claus..... una volta sola era sufficente! :D

[/quote]

Già che lo dici, Amelie, mi piacerebbe che il nostro caro amministratore mi dicesse perchè solamente a me (credo) capita sta cosa di mettere un post e vederlo ripetuto 2 o 3 volte??? Sarà per via della mia residenza ed origini extra-comunitarie??!?!?! Se è così eleverò vibrata protesta!!!  :D
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Messaggioda luigi » martedì 7 settembre 2004, 18:09

Visto che ieri ho ripreso in mano il libro di Troffaes, sfogliandolo ho trovato altri due stralci che mi sembra valgano la pena di essere letti, dedico il primo in particolare alla cara amelie, visto lo spirito, “femminista”, neanche tanto celato, col quale ha intavolato il discorso. Dunque, dice Troffaes:
“Nel 1426 una giovane donna chiamata Margot, popolana di grande bellezza, dal portamento altero e seducente, frequentava assiduamente la vecchia sala del Piccolo Tempio, nell’antica Via del Granaio di San Lazzaro, e vi faceva rifulgere il suo talento sia nella pallacorda che nel biliardo a terra. Margot superava i più abili giocatori ed all’epoca il “Giornale di Parigi”, a pagina 113, riporta: “ella giocava con molta forza, con molta malizia e molta abilità e, per maneggiare la mazza da gioco, si copriva le mani con delle manopole di cuoio”. Guglielmo Coquillart, scrittore di metà del secolo XV°, nel suo “Droits nouveaulx”, a pagina 19, racconta come la bella Margot usasse i guanti di cuoio per maneggiare il bastone da biliardo. A quei tempi non suscitava meraviglia che una giovane donna giocasse al biliardo contro degli uomini. Infatti i maschilisti medievali, nei “Racconti di Barbason”, volume 2°, pagina 184 e seguenti, raccomandavano ugualmente alle donne di: “essere sempre fresche e profumate e di evitare i baci degli avversari durante il piacevole esercizio della pallacorda o del biliardo a terra”. E’ da aggiungere che le donne francesi del XV° secolo, non erano esempi di timidezza e non si vergognavano né di mettere in mostra le loro bellezze, né di bere, né di discutere e contestare le norme di gioco e, per queste ultime, litigare e bastonarsi con gli uomini. Ancora una volta dobbiamo concludere che non c’è nulla di nuovo sotto il sole!”
Altrettanto niente di nuovo sotto il sole, leggendo il secondo stralcio di Troffaes:
“Fu nel 1469 che Luigi XI° ordinò a Henry de Vigne, falegname di Corte, di costruire un tavolo da biliardo da collocare nel salotto dei divertimenti del principe Luigi. La ricevuta per le spese di questo tavolo, porta la firma di Oliviero le Daim, il cui vero nome era Oliviero Necker, barbiere e lettore del Re. Questo letor-barbiere, che finì sulla forca (annamo bene), non poteva approvare spesa alcuna senza il consenso di Luigi XI°, Re abituato a verificare di persona ogni conto. Il documento figura nel registro dei conti della Casa Reale, al n° 6758 delle spese relative all’anno 1469: “per aver fatto nuovo un tavolo da biliardo, di otto piedi di lunghezza per quattro di larghezza e due e mezzo di altezza, per il quale sono stati tagliati ventidue travetti di sostegno e squadrati dodici travetti dritti e sul quale è stata posta una lastra di pietra d’Eulissée con sopra fissato, con squadre, graffe e chiodi, un archetto di ferro e quattro braccia di panno d’Elbeuf. Il tutto pesante 618 libbre. Molta canapa è stata usata per riempire le sponde che poi sono state fissate con chiodi di rame”. “Per aver fornito anche tre palle d’avorio di Dieppe, cinque palle di quercia, dodici stecche fra lunghe e corte, ed aver montato il biliardo in una stanza della Torre Nord della Bastiglia Sant’Antonio, per ordine del Re nostro Signore. Il tutto per 317 lire parigine, sette soldi e 6 denari”.
Al sentirsi leggere questa fattura-ricevuta, Luigi XI°, deve aver gridato, com’era sua abitudine: “Per la Madonna, ecco un biliardo oltraggioso! Mastro Oliviero, il nome del nostro falegname non è Henry ma Signore Carissimo! Però, poiché la più bella Contea è la Fiandra, il più bel Ducato è Milano e il più bel Regno è la Francia… Pagate pure il nostro falegname!” Per la verità, Luigi XI°, assai economo e di gusti semplici, sapeva essere Re quando occorreva salvare il prestigio della Corona. Il prezzo richiesto da Henry de Vigne era davvero assai alto se si pensa che la giornata di un buon falegname si remunerava allora con cinque o sei denari e un pasto. A quei tempi un paio di scarpe di buon cuoio, cucite a mano, come quelle di Luigi XI°, costava dieci soldi e otto denari (un franco e 58 centesimi) che equivalevano a due giorni di salario d’operaio. Sussiste anche oggi lo stesso rapporto?”

Questo quanto si chiede Troffaes e, per l’appunto, non c’è nulla di nuovo sotto il sole… i biliardi costano ancora assai… cari.
Fine della puntata di storia, almeno per il momento…
Saluti
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Messaggioda sinonparet » martedì 7 settembre 2004, 21:40

Semplicemente incantevole....  :)
Grazie RE Luigi del Ducato pavese!
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Messaggioda luigi » mercoledì 8 settembre 2004, 8:52

Ti ringrazio, ma non c'è merito (salvo la fatica di trascriverlo), il testo è integralmente quello del libro, di mio non c'è una virgola. E' solo un breve assaggio, ma Ti e Vi assicuro che è un'ottima lettura, in quanto, oltre al discorso biliardo, vi si narra anche il modo di vivere di quei tempi ed è scritto molto bene. Merito sia di Troffaes che di Testa che ne ha fatto l'adattamento alla lingua italiana. Pertanto Vi esorto ancora una volta, se qualcuno di Voi capita dalle parti della Zenith, acquistatelo, non diventerete giocatori migliori, in quanto non vi è nulla di tecnico o di biliardo "giocato", ma passerete certamente un'oretta di piacevole lettura.
PS Tutt'al più, il mio "Ducato" è quello di "Parma-Piacenza-Guastalla", quello Pavese è di sola "adozione" per pura comodità di vicinanza, ma sono e resto
"piasintein". Pertanto "Av salut".
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Messaggioda billy » mercoledì 8 settembre 2004, 9:36

Luigi,leggerti è diventato uno dei piaceri della vita...continua a farci regali.



Scritto Da - billy on 08 Settembre 2004  10:45:54
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Messaggioda luigi » mercoledì 8 settembre 2004, 23:57

Visto che qualcuno sembra gradire e a me non costa farlo, possiamo continuare in questo nostro viaggio nel passato, però questa volta ad accompagnarci sarà uno scritto italiano di tal Jacopo Gelli, con il suo "Il Biliardo, la bagatella e il giuoco delle bocce" pubblicato dalla Hoepli di Milano nel...1924
Capitolo I - Il giuoco del biliardo "Tutti sanno giuocare al biliardo" è l'opinione invalsa e dominante, perché tutti credono che sia sufficiente di aver un bastone in mano e un po' di forza nel braccio per lanciare una palla, per farle fare un giro dei quattro angoli e guadagnare un partitone. No; ciò è falso. Sono pochi, anzi sono pochissimi, invece, coloro che sanno il perché e il come si colpisca la palla sopra o sotto; a sinistra o a destra; in pieno o semplicemente di fino; il perché e il come il colpo debba essere ora veemente e secco, ora lungo e dolce; ora debole; il perché e il come la stecca debba essere tenuta orizzontale talune volte, tal'altre obliqua, o quasi verticale. Per ben giuocare al biliardo fa mestieri sapere tutte queste cose; perché concorrono a formare la cosidetta pratica, la quale sola e principalmente fa conseguire taluni effetti e permette determinati colpi. Senza pratica, adunque, non si può essere eccellenti e neppure buoni giuocatori, anche quando si conosca a menadito la teoria. La conoscenza delle centomila operazioni ingegnose, astruse, dotte dei matematici nulla valgono nel giuoco reale del biliardo; poiché non conducono a fare nè un birillo di più, nè una carambola di meno. [Evidentemente il "buon" Jacopo non era un "sistemista] Perciò, risparmio al lettore (e a me) tutte le sapienti elucubrazioni e i calcoli infiniti del sapiente Cariolis [In verità neanche sapeva che era... Coriolis], perchè, ne sono certo a nulla servirebbe una dimostrazione lunghissima per provare che nell'urto di due sfere la perdita di forza è valutata in ragione del 3 per cento [questo ero "io" a non saperlo]. E, per non farmi dare del matto, faccio grazia a chi legge delle formule meccaniche del Poisson, un povero diavolo di scienziato, che dedicò parecchi anni di studio e molta intelligenza all'attrito di una sfera che si muove in linea retta sopra un piano orizzontale. Abbiate fede in me, poichè dall'analisi delle opere di questi scienziati ho potuto dedurre l'assioma: "nel giuoco del biliardo il punto mirato non è mai il punto colpito" [eccetto, aggiungo io del pieno-su-pieno, comunque resta il fatto che questa storia già si sapeva sin da allora]. Adunque, per quanto è possibile, niente matematica, niente formule [cacchio, fosse ancora vivo, Raf lo... terminerebbe], niente meccanica. Procurate di farvi abili con un po' di pratica e non sbaglierete un colpo solo [sic!], perchè nel biliardo tutto è assoluto. Difatti, prima le palle andavano solo innanzi; ed oggi? le palle si fanno andare in avanti e tornare indietro per guadagnare il punto! Mingaud, il celebre Mingaud [per quei pochi che non lo sapessero Mingaud inventò il "girello], una vera gloria della carambola, al quale forse presto la Francia inalzerà un monumento, aveva riempito del suo nome anche la Provenza. A Tarascona si giuocava con passione sopra un biliardo vechio, tarlato; forse quello di Carlo IX. Ma non importa; si giuocava con frenesia su cotesta anticaglia, il proprietario della quale passava (e si vantava) per un invitto; anzi, per un vincitore del famoso Mingaud, del parigino Mingaud... Tronfio della sua gloria posticcia, non si chetava mai di strombazzare a' quattro venti la sconfitta, immaginaria, fatta da lui toccare al povero Mingaud. E, un bel giorno, ripetendo per la milionesima volta ai frequentatori del suo Cafè et billard la solita bubbola, non seppe trattenersi dal gridare forte:
-Ebbene, vedete; se fosse qui, il signor Mingaud, sarei capace di dargli la rivincita, a quel fanfarone! Perchè, ve lo giuro, mi sento ormai capace di battere lui e cento altri come lui-. Uno degli avventori con fare timido si alza, si fa innanzi e dichiara di accettare la sfida del proprietario. Si pongono al giuco. Al primo colpo la palla, con la quale giuoca lo sconosciuto, fa un salto innanzi e, dopo aver toccato palla, con una piroetta torna tranquillamente indietro e fa carambola. Nessuno crede ai propri occhi e il tarasconese, più spaventato che sorpreso, si mette ad urlare: -Corpo... di un satanasso! Ma, quella non è una palla... -Sì, è una palla che torna indietro quando si spinge innanzi. -Cambiamo palla? In quella ci ha da essere la coda del diavolo; voi avete in tasca la corda dell'impiccato! -Volentieri; cambiamo palla. Le palle si cambiano; lo sconosciuto tira e... la palla batte la palla e torna indietro per carambolare. Alla gloria di Tarascona si piegano le ginocchia, si illividisce il volto, si rizzano i capelli, mentre la palla dell'incognito vince la partita carambolando all'indietro. I presenti restano esterefatti [figuriamoci se vedessero... Sayginer...], il proprietario del biliardo ammutolisce, riuscendo solo ad articolare un -Ma... - Ma, interruppe lo sconosciuto, volevate dare una rivincità a Mingaud ed io, che sono Mingaud in carne ed ossa, me la sono presa... -Mingaud!... tutti gridano. Un tonfo, come di corpo morto che cade, tronca l'esclamazione sulla bocca di tutti. Il tarasconese, il fanfarone, per l'onta subita, era stramazzato al suolo e crepava (scusate il tèrmine, ma è proprio giusto) di bile pochi giorni dopo. Tarascona, vinta nel figlio glorioso, rese alla prima vittima del biliardo onoranze solenni!...
Le "[]" sono mie, le "()" sono sue, invece a Voi tutti, sia ai Mingaud che ai tarasconesi... Buona Notte.
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