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Bigliardosofia e Cretinismo

Area aperta a discussioni su qualsiasi argomento, anche extra-biliardo

Messaggioda Claus72 » martedì 13 luglio 2004, 17:11

...without purpose we will not exist, it is purpose that created us, purpose that connects us, purpose that pulls us, that guides us, that drives us, it is purpose that defines us, purpose that binds us...

Wachowsky brothers



Scritto Da - Claus72 on 13 Luglio 2004  17:33:15
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Messaggioda lupomarino » martedì 13 luglio 2004, 17:35

[quote]

*

[/quote]
Non posso restare così. Muoio di curiosità.
Lo stesso vale anche per l'altro tuo nel post QUESITO.
PRESTO, chiarisci!
ciauuuuuuuuuuuuuuu
lupomarino
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Messaggioda billy » martedì 13 luglio 2004, 18:24

[quote]
[quote]

*

[/quote]
è il punto dove deve avvenire il cambiamento di dinamica della battente che si ottiene....
sempre in funzione della forza viva applicata

Sinon...mi stai marcando troppo stretto,fai domande troppo buone,allenta un pò o ti rifilo un malditesta galattico.


Scritto Da - billy on 13 Luglio 2004  18:41:12
billy
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Messaggioda sinonparet » martedì 13 luglio 2004, 18:55

Lupo scusa ma sapevo che billy avrebbe colto all'istante il mio messaggio semicriptato... è vicino alla sua maniera comunicativa e se fosse passato di qui... beh il risultato lo leggete da voi.  

Billy sai che sono con le meni nella "tua pasta" e, nonostante conosca parte della ricetta, ancora non mi torna il modo di miscelare e amalgamare tutti gli elementi nella giusta dose. Soffro di emicrania a grappolo di mio, ma fortunamente sono nella fase di remissione fino al prossimo Novembre (tocco ferro!!!), quindi ho abitudini di sofferenza supertestate... io nn mollo mai, specie a biliardo!!!

P.S. Grazie!!!
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Messaggioda Claus72 » martedì 13 luglio 2004, 19:12

Ok, Billy: figlio d'uomo e Sinonparet: Cefa

Poi scriveremo i vangeli secondo Luigi, Claus, Roby e Mike, dove racconteremo la storia della Maddalena Mannara e di Giuda Rafflesiote, che lo vendette per un sistema con base 3. E di come sinonparet lo negó tre volte prima che il birillo rosso cadesse. E di come Claus di Scarso lo perseguitasse per dargli morte prima di convertirsi alla Sua parola.



Scritto Da - Claus72 on 13 Luglio 2004  19:13:35

Ci ho ripensato: Maddalena Mannara suona meglio

Scritto Da - claus72 on 14 Luglio 2004  00:31:41
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Messaggioda luigi » martedì 13 luglio 2004, 19:19

Buona giornata a tutti, e, come disse il pazzo attraverso le sbarre del cancello del manicomio, rivolgendosi ad un passante sulla strada... "Ma siete in tanti chiusi lì dentro?"
In merito al discorso che stiamo portando avanti in questa sezione, mi sembra che lo valutiamo da due punti di vista diversi, nel senso che Voi applicate il concetto di filosofia (o bialiardosifia che dir si voglia) al mondo del biliardo in generale, cioè come approccio etico al gioco stesso, mentre io limito il discorso circoscrivendolo semplicemente al gioco giocato, alla partita. La mia idea della biliardosofia è "di gioco", non "di vita". Per come l'ho interpreto io, il concetto di avere una filosofia di gioco sta soltanto a significare un qualcosa di relativo al "modo" di giocare. E' valutando la cosa in questa prospettiva che sostengo ci sia la necessità, così come ci si deve dare una conoscenza dei tiri, della tecnica, ecc, allo stesso modo un giocatore si “deve” dare, già di partenza, una sua precisa idea (biliardosofia) di come intende sviluppare il proprio gioco dal punto di vista strategico. Avere cioè una idea, “a priori”, prima ancora di incominciare a giocare, e, quando gioca, prima ancora di aver guardato la posizione delle bilie, Lui ha “già” un’idea in testa, di cosa “vorrebbe” fare, dopo di che.... se tutti gli altri fattori che determinano la scelta del tiro glielo consentono... lo fa, in caso contrario opta per altre soluzioni più adatte all’andamento della partita. La differenza sostanziale fra un giocatore che si è dato una sua “filosofia” di gioco ed uno che non ne ha, consiste nel fatto che, quest’ultimo inizia a pensare al da farsi soltanto “dopo” aver guardato la posizione delle bilie sul tavolo, mentre il primo si avvicina al tavolo avendo già un’idea in testa di cosa vorrebbe fare per rispettare la propria strategia di gioco e quindi, deve solo verificare se la posizione delle bilie sul tavolo si adatta alla sua idea originale, dopo di che attua la sua scelta.. Questo, a mio avviso, si traduce in un vantaggio, in quanto si ha maggiore sicurezza nelle scelte, maggiore facilità di gioco e qualche istante in più per analizzare la posizione delle bilie. La cosa è anche verificabile a livello pratico, basta osservare i giocatori, alcuni, una volta impostati, difficilmente cambiano idea, o hanno dei ripensamenti, mentre altri, si impostano una volta su di un tiro, poi si rialzano, si impostano su di un’altro e così via e questo è un chiaro indizio di incertezza, di non sapere esattamente cosa si vuole fare, la qual cosa non è certamente ottimale per giocare bene.
Le due componenti del biliardo non possono essere: filosofia da una parte e strategia dall’altra, in quanto la filosofia fa già parte della strategia, sono cioè un tutt’uno, invece, io dire piuttosto che le due componenti sono: “strategia” da una parte ed “esecuzione” dall’altra, le due cose sono ben distinte e si manifestano attraverso procedure totalmente diverse e non mescolabili. La prima opera a livello mentale e da essa discende la scelta del tiro, la seconda a livello pratico e da essa deriva la materiale realizzazione di quanto si è deciso di fare. La prima può essere guidata e subordinata da una pseudo filosofia generale, mentre la seconda (e qui il discorso mi trova assolutamente concorde con Claus) è un fattore puramente muscolare supportato dalla conoscenza piena della tecnica, dall’allenamento costante e dalla consapevolezza dei propri limiti. Inoltre, sempre come dice Claus, è evidente che è virtualmente impossibile giocare sempre in difesa o sempre all’attacco, sarebbe da scriteriati, però, mentre il passare da un tipo di scelta all’altro, ad un certo punto della partita, viene dettato ed imposto (salvo appunto che non si voglia essere scriteriati) da... sua Maestà... il segnapunti, prima che si arrivi a quel momento, quando cioè ancora nel gioco la componente segnapunti ha una influenza marginale, le varie scelte vengono fatte sulla base di una propria precisa “filosofia” interpretativa del gioco, o almeno, così ritengo dovrebbe essere. Invece capita spesso di vedere, come lo stesso giocatore, pur di fronte alla stessa situazione di gioco, una volta sceglie la soluzione più difensiva, magari giocando un tiro indiretto pur se le bilie sono a vista, per poi la volta successiva optare per la soluzione d’attacco, anche se la stessa non offre buone garanzie di difesa finale e senza che tutto questo trovi una giustificazione dettata dall’andamento della partita. Questo denota la mancanza di una strategia di fondo alla quale mantenersi coerente. Se un giocatore interpreta la partita nel senso di frenare sempre e comunque l’avversario, in circostanze normali opterà sempre per il tiro di difesa, in tal senso potremmo citare i vari Albrito e Belluta, se viceversa è un attaccante opterà sempre per l’attacco (diciamo un Maggio o Quarta), fermo restando che ognuno di loro è pronto a modificare eventualmente la propria strategia di base, solo ed unicamente quando a dettare legge nel gioco, interviene... Sua Maestà. Quei giocatori che invece, svariano fra l’una e l’altra condotta, senza che ciò sia giustificato da fattori oggettivi, quali appunto il punteggio, è perché non hanno una loro precisa strategia (“biliardosofia”) interpretativa e questo per me è un errore, in quanto, in mancanza di una idea di fondo a cui attenersi, il giocatore, ogni volta che va al tiro, sarà sempre insicuro e indeciso sul da farsi, finendo inevitabilmente per adattarsi al gioco che gli proporne l’altro, in altri termini si potrebbe dire che non “programma” la partita, ma la... “vive alla giornata”. Ripeto ancora che non intendo fare una distinzione o dare un giudizio su quale strategia, attacco o difesa, sia migliore, intendo semplicemente ribadire che un giocatore deve darsene “una”, quale che sia, ragionevolmente quella che a Lui sembra migliore e più adatta alla proprie caratteristiche sia fisiche che mentali e ad essa mantenersi coerente, se così non è, il giocatore si troverà sempre, per dirla come billy... “a metà del guado” e questo... non va buono. Ma, lo ripeto, parlo solo e soltanto di gioco, non del modo che ognuno ha di rapportarsi al mondo del biliardo in senso generale. Spero che sia chiaro per Voi, a me sinceramente, dopo due giorni che ci limo sopra, mi sembra sempre ingarbugliato, ma tent'è, si poteva forse sperare che il caro billy introducesse un argomento "tranquillo", uno di quelli che si poteva discutere in santa pace, ma quando mai?... Ti va a prendere una, non meglio identificata "biliardosofia", te la sbatte in prima pagina e poi che fa?... se na va in montagna. E allora sapete che faccio io? Sabato e domenica ci vado anch'io, in quel di Livigno. Non è per caso che ci sarà anche qualcuno di Voi? Se così fosse, quando vedete una Fiat Marea station wagon, grigio metallizzato, fateci un giro attorno e saprete che è la mia. Non c'è bisogno di aggiungere altri indizi... lo saprete immediatamente. Per intanto, Vi saluto e buon...biliardofilosofeggiamento...
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Messaggioda billy » martedì 13 luglio 2004, 19:40

Luigi vediamo se ho capito bene:
Troppe volte segliamo le alternative prima di aver stabilito i criteri.Invece devono essere i criteri a determinare le alternative.

a Livigno Tua moglie si..divertirà(fanno sempre il contrario).
ciao
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Messaggioda luigi » martedì 13 luglio 2004, 20:09

Direi proprio di si, o, per lo meno, prima bisogna darsi dei criteri e poi... guardarsi attorno. Andare a Livigno una volta all'anno è diventato una specie di "pellegrinaggio", mia moglie si diverte come una pazza... il conto in banca... assai meno. Qualcuno nel Forum ha raccontato la barzelletta della carta di credito rubata e non denunciata... ecco è la stessa cosa, magari la rubassero. Ciao
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Messaggioda sinonparet » martedì 13 luglio 2004, 20:27

[quote]
... Se così fosse, quando vedete una Fiat Marea station wagon, grigio metallizzato, fateci un giro attorno e saprete che è la mia. Non c'è bisogno di aggiungere altri indizi... lo saprete immediatamente.


[/quote]

...specie se avranno l'accortezza di dar un'occhiata al deflettore posteriore lato guida... :D
Buona gita Luigi, ma fino a venerdì hai tutto il tempo che vuoi per deliziarci con altre considerazioni...Immagine
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Messaggioda billy » martedì 13 luglio 2004, 20:32

[quote]
dove racconteremo la storia della Lupacchiotta Maddalena



Scritto Da - Claus72 on 13 Luglio 2004  19:13:35
[/quote]
Prima a dx in The Last Supper??? ...furbastro super...è solo Mona Lisa Smile.

ciao bruttoceffo
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Messaggioda sinonparet » martedì 13 luglio 2004, 20:33

[quote]
Ok, Billy: figlio d'uomo e Sinonparet: Cefa

Poi scriveremo i vangeli secondo Luigi, Claus, Roby e Mike, dove racconteremo la storia della Lupacchiotta Maddalena e di Giuda Rafflesiote, che lo vendette per un sistema con base 3. E di come sinonparet lo negó tre volte prima che il birillo rosso cadesse. E di come Claus di Scarso lo perseguitasse per dargli morte prima di convertirsi alla Sua parola.



Scritto Da - Claus72 on 13 Luglio 2004  19:13:35
[/quote]

Mitico!!!!ImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagine
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Messaggioda Claus72 » martedì 13 luglio 2004, 21:05

Mi sembra che siamo di fronte ad un problema semantico piuttosto che semiotico. Rimettiamoci brevemente al dizionario:

Filosofia (tradotto dalla Real Academia de la lengua Española): Insieme di concetti e pensieri che cercano di ordinare, in maniera razionale, i principi generali che organizzano ed orientano la cognizione della realtà e dell'agire umano.

Strategia (De Agostini): abilità pratica di saper affrontare e risolvere una situazione complessa o complicata oppure di raggiungere, attraverso operazioni o azioni successive, uno scopo prestabilito.

Sono in tutto e per tutto d'accordo con te, Luigi, ma mi sembra che chiamiamo la stessa cosa con nomi diversi: quello che tu definisci "filosofia di gioco"(inteso come un singolo incontro) io la chiamo strategia. Se fai caso nel tuo scritto usi varie volte strategia come un sinonimo di filosofia.

Se applichiamo un modello gerarchico al nostro discorso (e qui al modulo di ingresso per l'ospedale psichiatrico comincia solo a mancare la firma del direttore) potremmo dire:

Filosofia
  Strategia
     Tattica
       Esecuzione

In altre parole:
Ogni individuo ha una propria filosofia di gioco (e se è propria dovremmo parlare di etica, ma lasciamo perdere le pignolerie) che condiziona la sua strategia per la conduzione di una partita, questa, a sua volta, definisce la decisione tattica per ogni tiro che poi determina l'applicazione operativa di un numero x di accorgimenti tecnici parte del suo bagaglio cognitivo.

Questa la mia umile opinione.

Salutoni a tutti.

Claudio



Scritto Da - Claus72 on 13 Luglio 2004  21:08:14
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Messaggioda Mike » mercoledì 14 luglio 2004, 1:06

A parità di categoria, nel momento di pausa osservo il mio avversario; il brandeggio, l'impugnatura, la posizione, ecc. ecc. già in anticipo so dove posizionarmi e studiare la contromossa.
Ma se questi sbaglia in musura o tiro, il pensiero è: mi patisce, gioca teso, ecc.ecc. la bigliardosofia entra nelle meningi.
La strategia in questi casi non serve più, il gioco è di pura psicologia.



P.S. Billy, ci mandi tutti alla neuro, smettila di ossigenarti.

Ciao



Scritto Da - Mike on 14 Luglio 2004  01:09:06
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Messaggioda lupomarino » mercoledì 14 luglio 2004, 10:04

[quote]
A parità di categoria...so dove posizionarmi e studiare la contromossa... la bigliardosofia entra nelle meningi...il gioco è di pura psicologia...
[/quote]

D'accordissimo con quanto finora detto da tutti. Tuttavia, credo che Mike abbia riportato sul piano concreto la questione.
Lo stato psico-fisico personale e le qualità tecniche dei giocatori sono gli elementi che interagiscono fra loro producendo un risultato non sempre prevedibile.
Ricordo un episodio accaduto una decina d'anni fa. Ero alle mie prime esperienze biliardistiche, allora, e una certa Daniela Sarci (le più "vecchie" ricorderanno) la faceva da padrona. Brava colpitrice, prediligeva il gioco d'attacco. Purtroppo soffriva di un grave problema al ginocchio che la obbligava ad indossare il tutore (spesso indossato a metà partita...) per reggersi in piedi. Beh, per farla breve, siamo all'Accademia del biliardo di Brescia, fasi finali. Giocano Sarci e Mugavero. E Sarci soffre. Pallida in volto, indossa il tutore, e inizia la partita. La Mugavero conduce con facilità quando la partita ... cambia. Ho visto con i miei occhi trasformare l'handicap in un punto di forza. L'attaccante Sarci, obbligata ad usare il "mezzo" in quasi tutti i tiri, non "tirava" più ma arroccandosi in difesa costringeva l'avversaria "sana" alla reazione
che il più delle volte si rivelava fallimentare e addirittura controproducente. Vinse la Sarci, come è ovvio. Chissà se l'avversaria, una volta riacquistata la calma, ha capito dove ha sbagliato e cosa è successo.
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Messaggioda luigi » mercoledì 14 luglio 2004, 12:07

Mumble, mumble, come direbbe l'amico sinon, qui le cose si fanno vieppiù complicate, intriganti e interesanti, per cui saremo i primi che vedono entrare alla neuro col sorriso sulle labbra. Inoltre, va a finire che oggi mi tocca stare tutto il giorno appiccicato alla tastiera (fortuna che sono in ferie), in quanto di qua le cose marciano e di là il "quesito" di Lupo, offre anch'esso buoni spunti. Va bene, partiamo con una cosa per volta, cominciamo di qua. Prima di tutto aggiungo una considerazione per billy che ieri, causa pappa in tavola, non ho completato. Nella Tua sintetica frase hai perfettamente centrato e focalizzato quanto intendevo dire col mio post chilometrico, il succo del mio pensiero è esattamente quello che Tu riassumi, e Ti dico anche che, leggendoti, ho ammirato ed invidito profondamente la Tua capacità di sintesi. Sarà certamente una questione di "elefanti", ma sta di fatto che ammiro (e invidio) il talento, quando mi capita di vederlo. Più o meno lo stesso discorso vale anche per il post di Claus, l'ultima Tua frase riassume perfettamente, mettendole inoltre nell'ordine sequenziale e cronologico corretto, le caratteristiche sulle quali dovrebbe essere idealmente impostato l'iter corretto della procedura di gioco, cioè il "vademecum prioritario" di ogni giocatore:
"Ogni individuo ha una propria (1)"filosofia di gioco" (e se è propria dovremmo parlare di etica, ma lasciamo perdere le pignolerie) che (2)"condiziona la sua strategia" per la conduzione di una partita, questa, a sua volta, (3)"definisce la decisione tattica" per ogni tiro che poi (4)"determina l'applicazione operativa di un numero di accorgimenti tecnici" parte del suo bagaglio cognitivo". Filosofia-strategia-decisione-esecuzione = Perfetto! L'unica cosa su cui ho grossi dubbi sta nelle Tue prime parole "Ogni individuo "ha"". A me sembra invece, osservando i giocatori, che quelli bravi, tale ordinato iter procedurale,... "ce l'hanno", ma che la maggior parte (se non quasi tutti) gli "aspiranti bravi" tutto questo... "non" ce l'hanno". Ed è mia profonda convinzione che quest'ultimi, se davvero vogliono togliersi di dosso il termine... "aspitante..." , dovrebbero invece averlo. Avere, o darsi, quest'abito mentale è, per me, assai più fondamentale e prioritario della conoscenza, sic simpliciter, di un tiro in più, di un sitema in più o quant'altro. La Tua frase, Claus, definisce lo scheletro portante del giocatore, sul quale poi si dovrebbero andare ad innestare tutte le altre conoscenze, quali: il tiri in più, il sitema in più, ecc. ecc. Ma se manca lo scheletro, manca la "base" portante. E' un'opinione ovviamente, la mia, prontissimo, altrettanto ovviamente, a rivederla e/o modificarla, confrontandola con le Vostre, ci mancherebbe, sto nel Forum, per il piacere di starci, ma anche, e principalmente, per l'aiuto che posso ricavare dal confronto con le opinioni degli altri. Il post di Lupo invece, con l'episodio da Lei narrato, mi suggerisce essenzialmente due considerazioni
intanto che l'handicap della Sarci, giocatrice che ho visto all'opera in quanto anni fa accompagnai la mia figliocca a Curno (era la sua prima gara) e lì vinse appunto la giocatrice toscana, la quale aveva già allora il tutore al ginocchio. Ebbene, per me che ero spettatore, era chiaramente evidente che tale limitazione in effetti si traduceva in un "vantaggio", in quanto metteva l'avversaria in grave disagio psicologico, condizionava cioè più l'avvresaria che non la stessa Sarci, la quale, diciamolo pure francamente, su questo fatto "ci marciava", eccome, non è una critica, quanto una considerazione sulla sua scaltrezza e "mestiere" (non siate malizioni, il mio è un giudizio sereno, la mia fanciulla non perse con la Sarci, ma con la Bertoncelli alla prima, era la sua prima gara e non era ancora pronta, ma poi... ci siamo presi la rivincita)). Tornando invece alla situazione che ci racconti, la seoonda osservazione è che, se ci pensiamo bene, la Sarci vinse quell'incontro con la Mugavero, perchè ad un certo punto cambiò la sua condotta di gioco, passando da un gioco, diciamo normale, ad uno di strettissima difesa, in pratica giocò solo con l'intento di mettere in difficoltà l'avversaria e questo cambio di strategia, cambiò l'inerzia della partita e risultò vincente. Adesso devo scappare la mia signora e padrona esige la mia presenza, ed io, come Garibaldi, che devo fa?.... Obbedisco!. Ciao, ma in gionata ci risentiamo, magari di là sul "questito", o magari anora... di qua... chi lo sa?. Ciao





Scritto Da - luigi on 14 Luglio 2004  12:08:32
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