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Biliardo o.... ping pong!!

Tecnica, tattica, sistemi e materiali di gioco

Messaggioda Garuffa » mercoledì 20 ottobre 2004, 18:35

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Anni fa in un'intervista Riccardo Belluta disse che lo striscione "settespondato" era una di quelle esecuzioni a cui rinunciava costantemente per uno spondapalla o per un passaggio difensivo in quanto quel tipo di esecuzione non gli garbava proprio. Nello stesso periodo esplose Guerrera che si portò alla ribalta sfoderando doti da colpitore eccezionali e marcando 8pt. ogni volta che faceva partire lo settespondato.... Io penso che quando mancano o non si hanno qualità eccelse nel "mezzo gioco" (intendete questa terminologia?) la tattica dello sparare a vista è un ottimo modo per "difendersi" e pertanto nn essendoci molti Belluta, Mannone, Colombo o Bombardi in giro, i vari Quarta si destreggiano per ciò che sanno fare. Alla fine in finale ci sono arrivati ed il fatto che l'abbiano persa potrebbe avere motivazioni psicologiche e nn solo tecniche o tattiche. Quello di voler insegnare una condotta di gioco "classica" la vedo come una strada impraticabile perchè in questo gioco cmq vince chi arriva prima al di là del metodo gradito o meno. Se poi cercando un modello da seguire, molti di noi preferiscono Borroni a Quarta..... questa è un'altra storia!

sinonparet

[/quote]

Sottoscrivo tutto. Mi hai tolto le parole di bocca. Complimenti.




Peace and Love

Pooooooooota....

Scritto Da - Garuffa on 20 Ottobre 2004  18:45:22
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Messaggioda luigi » giovedì 21 ottobre 2004, 1:10

Premettendo subito di riconfermare la mia totale sintonia di pensiero con quanto detto da amelie e che per me l’essenza del gioco del biliardo si fonda su due elementi: mente e muscoli, per cui eliminarne uno dei due significa stravolgerne l’essenza su cui si fonda. Penso però che sia anche giusto fare una riflessione un poco più approfondita sui motivi che, di là delle peculiarità dei singoli giocatori, hanno portato a questa situazione di... ping-pong. In parte la “colpa” è dei tavoli, giacché i biliardi internazionali indubbiamente favoriscono il gioco d’attacco. L’eliminazione delle buche e la sponda bassa hanno tolto dal gioco un bel po’ di difficoltà. Le buche rappresentavano un pericolo costante e inoltre sui vecchi biliardi quando la battente era “a colla”, in linea di massima, si doveva cercare solo di “salvarsi”, c’era ben poco da attaccare. Ora invece, chi ha le potenzialità (ed anche, purtroppo, chi “presume” d’averle) e la temerarietà necessarie, è nelle condizioni di provarci poiché “sporge” abbastanza palla dalla sponda per tirare anche un tiro a forza sostenuta, se poi la battente se ne và per i fatti suoi, non essendoci voragini in cui può cadere, si può sempre sperare nel... lieto fine. Questo per quanto riguarda la parte tecnica, ma vi sono anche altri motivi che hanno contribuito a snaturare l’essenza del gioco. Il principale di questi motivi è sicuramente la “televisione”, la quale non si è limitata a riprendere l’evento sportivo così come l’ha trovato, ma ha cercato nel tempo di introdurre nel gioco delle particolarità che lo rendessero più... “telegenico”, da qui sono nate le partite a set con frazioni su distanze brevi, 50 o 60 punti. A questo punto l’equazione diventa di facile formulazione: biliardo che premia l’attacco + partite brevi = ping-pong, né si può dar torto ai giocatori, i quali, come sempre hanno fatto, cercano di interpretare al meglio quanto hanno a disposizione per raggiungere il fine ultimo e supremo... vincere la partita. D’altra parte, la stessa cosa, fatta eccezione per lo snooker, è capitata anche alle altre specialità del biliardo. Nel Pool, con l’avvento della televisione, il gioco dominante è diventato il 9-ball, anche se gli esperti sostengono che il “vero” gioco è il 14-1 continuato, ma il palla 9 è più “televisivo”. Nella carambola, sin tanto che gli incontri si disputavano in unica partita ai 50 punti, Ceulemans era assolutamente intoccabile ed imbattibile, quando ha perso, come nel caso di un Mondiale disputato in Spagna, è stato solo perché l’avversario (in quel caso lo spagnolo Avelino Rico) ha fatto la serie della “vita”, infatti, sul punteggio di 48 a 35 per il Belga, lo Spagnolo è andato al tavolo ed ha realizzato una serie di 15! Però anche lì, una volta arrivata la televisione, si è passati alle partite a set, con frazioni ai 15 punti ed i protagonisti sono cambiati, sono emersi i giovani, Torbjorn Blomdahl in primis. Intendiamoci non è che Ceulemans sarebbe durato per sempre e che Blomdahl vince solo perchè le partite sono brevi, però è innegabile che le scelte televisive hanno inciso sulla parte tecnica del gioco. Lo snooker ha fatto storia a parte, sia per la nota ritrosia tipicamente inglese di modificare le proprie tradizioni e sia perché il gioco stesso già per sua natura si sviluppa a set (frame), quindi non c’è stata da parte della televisione, né la possibilità né la necessità di intervenire con modifiche. A questo punto che dire, rassegnarci? Bhè, volendo fare un consuntivo, direi che i giocatori fanno il loro mestiere, cioè cercano di vincere interpretando al meglio le regole e se, statisticamente, si è evidenziato il fatto che nelle partite corte, “picchiando” si vince di più, loro... picchiano, fatta salva una minoranza di “romantici” puristi (i nomi citati da amelie sono fra questi), i quali rifiutano di arrendersi al ping-pong, avendo tropo rispetto per la bellezza di questo gioco. Il quale, se vogliamo che continui ad essere uno dei giochi più belli, 90% è testa, 10% è muscolo, si chiama "gioco del biliardo" e non "gioco dei birili", quello è il... boowling. La televisione fa il suo mestiere, cerca di fare audience e se per farlo ritiene che le partite brevi siano indispensabili, allora “impone” le partite brevi. A dire la verità però, ci sarebbe anche un terzo soggetto coinvolto nel discorso e tale soggetto, che certamente ha come compito istituzionale quello di propagandare il biliardo, ha anche però quello di salvaguardarne l’integrità dei valori (sempre ammesso che si sia tutti d’accordo su quelli citati), tale soggetto è, ovviamente, la Federazione. Ebbene, anche se si può essere solidali con la Fibis quando cede alle richieste della televisione, in quanto il piccolo schermo è strumento troppo essenziale attraverso il quale divulgare il gioco, anche se i risultati non è che siano eclatanti, visto che i tesserati calano anziché aumentare malgrado la televisione, quello su cui forse la Federazione è stata un po’ miope e non ha intuito quali implicazioni poteva innescare, è stato nel concedere che tale regola delle partite corte venisse applicata anche in quelle manifestazioni non aventi copertura televisiva. Sta di fatto che oggi praticamente la maggior parte delle gare si svolge con la formula dei set su brevi punteggi, per cui tutti, un po’ perché lo vedono fare dai “bravi” e un po’ perché probabilmente quello è il modo “migliore” per vincere quel tipo di incontro, ecco che ci danno di brutto. Però i nulla-osta alle gare li dà la Federazione e se questa avesse un occhio di riguardo al gioco ed un poco di lungimiranza, dovrebbe stabilire che la formula degli incontri a set vale “solo” per alcune gare con copertura televisiva, mentre per “tutte” le altre il gioco deve svolgersi su di una singola partita ai 100 punti come minimo (meglio 120), in caso contrario non verrebbe concesso il benestare all’organizzazione, forse così le cose potrebbero cambiare. Se si va ai 50 non si può rinunciare ad un filotto, anche se difficile, per tentare una stevola, ma se si va ai 100 o 120, è una scelta che può “pagare” e il biliardo tornerebbe ad essere quello che era e che dovrebbe sempre essere, malgrado i nuovi tavoli con meno difficoltà. Aggiungere un pallino potrebbe essere un esperimento da tentare, non certo ridurre il valore di quello che c'è a 2 punti, questo è già stato fatto, alcuni anni fa, e tanto bastò perché il gioco cambiasse, in pratica a quei tempi si ignorava quasi completamente il pallino, dato lo scarso valore, per focalizzare tutta l'attenzione sui birili, per cui già si era al... ping-pong. Quando si tornò invece ai 3 e 4 punti, il gioco riacquistò le sue prerogative, la presenza del pallino sul campo di gioco tornò a far parte della "visuale" del giocatore e così deve essere, in quanto il fatto di dover tener conto del pallino fa si che si debba tenere sotto controllo "tutta" l'area del rettangolo di gioco e non solo il piccolo spazio centrale dove sono ubicati i birilli.
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Messaggioda Roby » giovedì 21 ottobre 2004, 10:49

[quote]
nma se uno nasce con la clava non saprà mai utilizzare mai il fioretto.
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Un mio amico dice sempre: se uno nasce asino potra' anche correre forte ma non diventera' mai un cavallo ...

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Messaggioda bb » venerdì 22 ottobre 2004, 15:27

Premetto che io sono un appassionato del biliardo come è inteso da Amelie e da Luigi,  però quando vedo la bilia ed è un tiro che mi permette di realizzare tanto io... tiro.
Non sono molto d'accordosu alcune affermazioni lette sui post riguardante l'argomento; è ovvio che il gioco di fioretto, tre sponde di misura, bricolle, steole,punti e messa  anzi... messa e punti (Luigi è una tua affermazione che ho letto su un libro..Stupendo)  ecc. ecc.....sempre di misura, è si un gioco piacevole rilassante che però non sempre paga.
Un buon biliardista deve essere secondo me un rifinitore di gioco, del bel gioco ma nello stesso tempo anche un buon colpitore. Comunque non è affatto vero che chi tira forte o appena appena vede la bilia tiri così tanto per tirare.
Credo anche ogni tiro venga sempre ponderato, c'è il momento di tirare forte e il momento di tirare piano e poi il tiro forte o comunque sostenuto fa parte del bagaglio tecnico di ogni giocatore, anche il tiro forte va tirato con una certa cognizione e con una sua "misura".
In ogni caso se un giocatore "colpitore" arriva in finale ci arriva perchè ha giocato, si presume bene, e non solo per c**o.
E poi scusate non si può discutere di certi giocatori citati da qualcuno di voi senza però dar merito al loro valore, bene o male sono sempre nei primi posti delle classifiche.
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Messaggioda Claus72 » venerdì 22 ottobre 2004, 17:29

Io da giorni sto riflettendo su questo tema sollevato dalla dolce magnagat.

Mi sembra che un po' torniamo al discorso già affrontato nella biliardosofia, e come dissi allora il tutto ha a che fare con l'etica del giocatore. Con le sue scelte filosofiche. Credo che nessuno abbia ragione e che nessuno abbia torto, semplicemente sono approcci diversi al gioco. Volendo fare il discorso più amplio azzarderei a dire che questo fenomeno è un riflesso della società moderna, la tendenza alla gratificazione immediata e sostanziosa (voglio tutto e lo voglio ora!) la filosofia del fine giustifica i mezzi.
Se ricordate "Il colore dei soldi" la prima volta che Newman gioca con Cruise (a palla 9), Newman dice: -Questo è un gioco da battitori, il vero biliardo è un'altra cosa-
E Cruise: - Sarà, ma se tutti giocano così...vuol dire che si gioca così -
Credo che questo sia un po' il succo della questione, a molti non piace (soprattutto a quelli in cui etica ed estetica sono un tutt'uno...non è vero Billy?) forse neanche ai giocatori che praticano questo genere di gioco piace poi tanto...ma paga, e questo è sempre un movente per commettere un crimine, come quello di strangolare la delicatezza e il bel gioco per ammassare punti e vincere a tutti i costi.

Comunque credo che i puristi e gli esteti devono esistere proprio per questo, per riportare l'equilibrio, per dimostrare che c'è un altro biliardo, dove il cervello conta più del muscolo.


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Messaggioda Stelvio » venerdì 22 ottobre 2004, 17:45

Chiedo scusa per la citazione personale ma è storia di ieri sera.
Mio figlio contro un "picchiatore". Inizio partita a favore dell'avversario, pim, pum, pam (mentre Matteo cercava le finezze diocano non troppo bene per la verità) e punteggio di 49 a 3 per l'avversario (italiana a 100 !!!).
Matteo non si perde d'animo, continua nel suo "bel gioco" (giocando molto bene adesso)e risale, risale, risale fino a 93 a 96 per l'avversario.
Ultimo tiro, schiaffo (molto ben giocato) la bilia arriva nel castello con gli occhi di tutti puntati ed un silenzio in sala indescrivibile e .... 6 punti e copertura. 99 a 92. L'avversario , puuummmmm, prende la bilia, gira per il tavolo e trova il pallino da 4. Matteo a casa !!!!
Ma non si demoralizza, continua così, ci sarà giustizia un giorno !

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Messaggioda luigi » domenica 24 ottobre 2004, 16:00

In effetti se affrontiamo il discorso "biliardo ping-pong" in senso lato si ritorna, come giustamente dice Claus, alla "biliardosofia" ed ai diversi approcci dei singoli al gioco, il che può essere una interessante disquisizione intellettuale, ma che in sè nulla porta alla concreta pratica di gioco. Pertanto vediamo di spostare il discorso sul piano più squisitamente pratico, tralasciando quindi ogni considerazione di carattere etico ed estetico, per cercare di capire qual'è, fra l'attacco dei colpitori e la difesa dei rifinitori, il modo più "vincente" di affrontare il gioco. Intanto è bene ricordare che questo dualismo c'è sempre stato ed anzi su di esso, come del resto anche in altri sport, si è quasi sempre basato il massimo interesse degli spettatori. Il fascino di un Alì-Foreman, di un Borg-McEnroe ed altri, risiedeva molto nella curiosità di sapere se avrebbe vinto il picchiatore sul tecnico, il palleggiatore dal fondo sul tocco e la genialità del'altro, ecc.. Stesso discorso vale anche per il bilardo, una partita Belluta-Mannone è sicuramente un evento bellissimo sia dal punto di vita estetico che da quello dell'apprendimento, però è innegabile che un Belluta-Maggio od un Mannone-Quarta, intrigano molto di più sul piano della curiosità e dell'agonismo. Tutto ciò sarebbe estremamente eccitante se però entrambi i contendenti fossero messi ad armi pari per competere, ma oggi così non è. Il biliardo senza buche offre già di suo un indiscutibile vantaggio al gioco d'attacco e se a questo aggiungiamo (cosa anche peggiore) la brevità dell'incontro, allora per il rifinitore quasi non vi è scampo, in quanto gli manca il tempo materiale per tessere le sue trame, per impostare il suo gioco. In queste condizioni il gioco subisce una doppia penalizzazione, in quanto se ne snatura l'essenza basata su cervello e muscoli, a tutto vantaggio di quest'ultimi, col risultato di avere il "biliardo ping-pong" e inoltre si perde la possibilità dello scontro "alla pari" fra le due diverse mentalità di approccio al gioco, che era una delle cose più interessanti dal punto di vista agonistico. In ogni caso, per tornare al concetto iniziale, senza però farne una semplice discussione di carattere filosofico, personalmente sono assolutamente convinto che sia il gioco difensivo ad essere quello "vincente". Malgrado il tavolo favorisca i colpitori, "messa... e punti" è "ancora" il mio credo, beninteso però che uno sia messo nelle condizioni oggettive per metterlo in pratica. Va da sè poi che quand'anche uno sappia difendersi perfettamente, deve anche esere in grado di realizzare i tiri che l'altro gli lascia, ma questo è assai diverso dall'essere colpitore puro e semplice.
luigi
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Messaggioda Mike » domenica 24 ottobre 2004, 17:26

Caro Luigi, anch'io vorrei come vincente chi usa la testa con punt-e-mes,
purtroppo (come dici tu) non sempre premia.

Il gioco è cambiato con il cambio dei biliardi, non solo per l'abolizione delle buche e da bilie di diametro uguale, ma anche per gli strani o facili rientri di percorso; come se non bastasse la Goriziana è passata a tutti i doppi, perdendo il suo vero fascino.
Una volta le due specialità di gioco si distinguevano non solo per le differenze di punteggio, ma anche con campioni diversi fra goriziana e 5 birilli.
Insomma, oltre al cambio dei biliardi, delle specialità se ne è fatto un minestrone e questi sono i risultati.
Ciao.
Mike
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Messaggioda luigi » lunedì 25 ottobre 2004, 1:17

E i risultati, caro Mike, come descrive bene amelie nel suo post iniziale, sono decisamente deprimenti per chi ama questo gioco. In fondo non è che io vorrei che vincesse sempre chi usa la testa, ne voglio affermare che usando la testa si vince "sempre". Ci sono giocatori che fanno dell'attacco la loro arma principale che sono validissimi, hanno talento, precisione, tutte le carte in regola per vincere, come del resto vincevano anche quando i biliardi avevano le buche. Quello che "vorrei" è che fosse data anche a chi fa della testa la sua arma migliore, la possibilità di esprimersi compiutamente, a quel punto ci sarebbe partita. Io posso anche pensare che a quel punto percentualmente vincerebbe di più chi gioca con la testa, altri magari riterranno che vincerebbe l'attaccante, va bene, ogni opinione è legittima, mettiamoli alla pari e poi vediamo come va a finire. Fintanto che le cose stanno come ora, giocare con la testa non premia, ma non è nemmeno... Biliardo, è, appunto, boowling o ping-pong. Ma se guardo la mia tessera non c'è scritto ne Federazione dei birilli ne del ping-pong, quanto "Federazione del Biliardo" e per questo non partecipo a gare in cui si disputano partite ai 50 o 60 punti, in quanto quello è giocare a birilli, mentre io, per quanto scarso, "cerco" di giocare a... Biliardo. D'altra parte, se ci propinano un minestrone che non ci piace, mica siamo obbligati a mangiarlo, meglio un sano digiuno. Se poi qualcuno si chiedesse per quale motivo, visto come stanno le cose, continuo a tesserarmi, la risposta è semplice: "Per poter dire quanto ho appena detto" e di dirlo nella speranza che altri, che come amelie amano questo gioco, non sentano più il bisogno di scrivere quanto Lei ha scritto all'inizio.
Ciao
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Messaggioda simone ascoli » lunedì 25 ottobre 2004, 2:03

ma che cosa stiamo dicendo ping pong!!!!ma ci rendiamo conto di quello che diciamo!!!!booooo!!!per me non siete appassionati del biliardo!!!!allora quarta era nazionale perche ha vinto il campionato italiano di 1°categoria!!!!poi pensi che giocare conquella gente sia facile!!!vedere giocatori del genere tutti i giorni e' bellissimo purtroppo non ho proff. vicino a me!!per il fatto di belluta ha un ti po di giocodiverso da tutti gli altri proff.!!!guardate maggio che gioco che ha!!!!!!!
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Messaggioda sinonparet » lunedì 25 ottobre 2004, 9:04

Caro Simone, insieme al mio personale benventuto nel forum aggiungo un altrettanto personale "rileggere con cura tutto quanto l'argomento" perchè è palese che qualcosa di non poco conto ti sia sfuggito mentre eri intento ad inserire tutti quei punti esclamativi.......  ;)
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Messaggioda amelie » lunedì 25 ottobre 2004, 9:16

Ciao a tutti ragazzi,
volevo solo puntualizzare una piccola cosa tanto per non cadere nel solito errore. Io non definisco giocatori come Quarta, o lo stesso Riccarto, dei pessimi giocatori, o giocatori di c**o(come ha detto qualcuno). Sicuramente Quarta è un grande campione, passare in quattro anni da giocatore di terza categoria a nazionale non è mica roba da tutti ma pratica un tipo di biliardo, come Maggio e come altri che A ME NON PIACE!
Purtroppo al momento il biliardo che paga è proprio questo.....

Caro Simone Ascoli, lascia che ti dica una cosa.... nemmeno io ho professionisti vicino ma... vado a cercarmeli! Vado a vedere ogni finale di gara nazionale nel raggio di 200 km, vado solo per vederli giocare pensa! Cmq concordo con Sinonparet, ti sei perso qualcosa.....
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Messaggioda Stelvio » lunedì 25 ottobre 2004, 10:03

benvenuto caro Simone.
Come si dice nel calcio il tuo è stato un intervento a "piedi uniti" da ammonizione !
Sicuramente nel frattempo ti sarai riletto tutte le note e quindi avrai compreso che si esprimevano opinioni personali e si cercava di capire quale può essere il biliardo migliore da vedere, senza nulla togliere all'altra tipologia e senza voler dare del "brocco" a chi brocco certamente non è.
Offendo qualcuno se dico che i reality show sono una str****** ? No, è una mia idea personale, eppure la TV ne è piena ed altra gente piace!
Il mondo è bello perchè è a..variato !!!

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Messaggioda Ryno » lunedì 25 ottobre 2004, 13:20

[quote]
Il mondo è bello perchè è a..variato !!!

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:D
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Messaggioda luigi » martedì 26 ottobre 2004, 18:58

Come dicevo in precedenza, se spostiamo il discorso dell’approccio al gioco, dal piano filosofico a quello pratico, come logica conseguenza, si arriva alla contrapposizione concreta fra le due principali forme di interpretazione e quindi al dualismo: “colpitori” contro “rifinitori” (preferisco usare questo termine che non la definizione di giocatori che giocano con la testa, in quanto non è affatto vero che i colpitori giocano senza pensare, semplicemente adottano un’altra strategia). Tutt’al più si potrebbe definirli: “giocatori d’attacco” e “di difesa”, oppure dire che i primi “fanno la corsa a chi arriva prima la traguardo”, mentre i secondi impostano il loro gioco sul fatto di “impedire che l’avversario arrivi al traguardo”, insomma, definiamoli come vogliamo, ma omettiamo riferimenti alla “capa”, in quanto può risultare offensivo. In ogni caso, comunque gli vogliamo chiamare, quando il raffronto fra le due mentalità di fà pratico, inevitabilmente si arriva alla fatidica domanda: "Ma all'atto pratico, tralasciando etica ed estetica, qualè la strategia più vincente fra le due?". Visto che, come in tutti i gialli che si rispettano, la soluzione dovrebbe arrivare solo nelle ultime pagine (se soluzione mai ci sarà...), per adesso più che parlare di quanto avviene nel mondo dei birilli, volevo spostare l’analisi alle altre specialità per verificare intanto se anche per loro esiste un dualismo di tipo simile, non parlerò del Pool in quanto è una specialità che conosco troppo poco per avventurarmi in analisi specifiche, spero in tal senso che ci diranno come stanno le cose gli amici Efren o diffamde o altri, per cui mi limito alla carambola (Claus se dico fesserie non farti scrupolo ad intervenire, anzi) e allo snooker. Intanto dico subito che secondo me anche in queste specialità il dualismo esiste, ma, mentre nella carambola la “diversità” dei giocatori è dovuta alla singola interpretazione del gioco, nello snooker il dualismo si è acuito negli ultimi dieci anni, in forza di un’evoluzione del gioco verso l’attacco, impressa principalmente da “un” giocatore, il grandissimo Stephen Hendry, da molti considerato il più grande di tutti i tempi della specialità. Vediamo adesso di ficcanasare un poco nelle due, facendo anche raffronti reali fra alcuni giocatori, per cercare alla fine di vedere se è possibile definire quale delle due strategie può essere considerata la migliore, la più “vincente”. Nella carambola fra i “difensori” metterei Ceulemans e Jasper (per citare un giovane) ed anche il nostro Zanetti, mentre fra gli attaccanti sicuramente Blomdahl e Sayginer. Traggo questa considerazione dal fatto che i primi cercano prevalentemente di realizzare la carambola di “misura” e questo nella carambola significa “giocare in difesa”,  in quanto, in caso di errore l’avversario si ritrova con avversaria e terza bilia vicine per cui spesso è costretto a giocare tiri di sponda. Blomdahl e Sayginer, invece, fidandosi ciecamente delle loro enormi capacità di precisione e qualità di steccata, eseguono spesso con forza dirompente e in tal modo, a differenza dei primi, in caso di errore lasciano le bilie lontane fra loro, concedendo quindi all’avversario la possibilità di giocare tiri diretti. Quale sia la tattica migliore è difficile dirlo, certo che stando ai risultati, con un Ceulemans che ti vince 20 e passa titoli mondiali quasi consecutivi ed un Jasper od uno Zanetti che pur avendo si e no la metà del talento di Blomdahl o Sayginer, spesso vincono o comunque si mantengono costantemente nella parte più alta della classifica mondiale, verrebbe da pensare che la difesa premia di più, però sentiremo che ne pensa Claus in merito. Passando invece allo Snooker le cose stanno diversamente, in questa specialità con l’arrivo nei primi anni novanta del fenomeno Hendry, la strategia di gioco ha subito un ribaltamento totale, una volta il gioco era dominato dai metodici calcolatori, uno per tutti Steve Devis. La partita aveva un iter ben definito, tanta difesa all’inizio, con costante ricerca dell’impallatura (in effetti il termine snooker significa proprio “impallatura”, stevola diremmo noi) e al primo grave errore dell’avversario approfittare di una posizione di partenza facile per dare il via alla grande serie che portava alla vittoria del frame. Poi arrivò Hendry e la musica cambiò, avendo qualità di colpitore eccezionali, Egli non indugiava più di tanto, massimo un paio di difese iniziali, ma al primo spiraglio utile tentava subito l’imbucata pur con bilie lontanissime e spesso, molto spesso, con esito positivo, da lì poi, non essendo solo un giocatore di potenza, ma completo anche sotto ogni altro aspetto tecnico, con un controllo della battente pressoché perfetto, dava il via alle sue serie devastanti. Non per niente è tuttora il massimo realizzatore di centurie, cioè serie di oltre 100 punti ed il recordman nella realizzazione di 147 ufficiali, con ben otto all’attivo. Sul suo esempio il gioco si è decisamente incanalato in questa direzione ed oggi tutti i più forti: O’Sullivan, Williams, Hunter, ecc. giocano così, appena possono tentalo l’imbucata “lunga” e via andare, quindi in questo caso pare proprio indiscutibile che il gioco d’attacco, cioè i “colpitori”, la fanno da padrone.  Come dicevo nel Pool non entro, mi sembra comunque che in questa specialità le cose vadano un poco in modo particolare, intanto perché mi sembra assai improbabile che si possa improntare una partita a 9-ball in senso difensivo e anche nel 14-1, visto che le regole impongono tali difficoltà al tiro di pura difesa, mi sembra pressoché impossibile poterne fare una base su cui improntare  una strategia di gioco. Sentiremo comunque che ne dicono gli esperti del settore. Okay, abbiamo dato un’occhiata all’estero, ma in Italia che succede? Sarà mai possibile definire obiettivamente quale delle due strategie può avere le migliori possibilità di essere la più vincente? Forse no, ma un tentativo può anche essere divertente ed interessante farlo, ma come? Un modo potrebbe essere quello di esaminare le caratteristiche di gioco dei giocatori più vincenti, in quanto, per palese analogia, se sono i più vincenti, forse è perché la loro strategia era (o è) la più… “vincente”. Potrebbe essere un modo e appena ho un attimo di tempo proverò a buttare giù qualcosa in tal senso, se nel frattempo a Voi vengono in mente altri modi per dirimere il quesito, ben vengano, più guardiamo la questione da vari punti di vista diversi e più probabilità avremo di arrivare ad una conclusione (forse).
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